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25 Aprile 2019 Festa della Liberazione

Gli interventi del Sindaco Romano Carancini e della Presidente della Sezione Anpi di Macerata al Monumento della Resistenza di Macerata e di Lorenzo Marconi Presidente dell’Anpi Comitato provinciale di Macerata a Pollenza

DISCORSO 74° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE SINDACO DI MACERATA ROMANO CARANCINI

25 APRILE 2019

Monumento alla Resistenza –  Macerata

“Non si può comprendere la Resistenza, il suo significato, la sua fondamentale importanza nella storia d’Italia, se non si parte dalla sua radice più autentica, quella della rivolta morale” (Sergio Mattarella)

Liberazione e libertà.

Liberazione, libertà e dignità.

Oggi si celebra il 74° anniversario della Liberazione di una nazione intera e della dignità di ogni suo cittadino. Siamo qui, con commozione e con rispetto, a fare “memoria” di una data  e di un passaggio storico che ha segnato l’inizio della “vita democratica”, della “vita libera”.

Il 25 aprile del 1945, 74 anni fa, i Partigiani, supportati dagli Alleati, entrarono vittoriosi nelle principali città italiane, mettendo fine al tragico periodo di lutti e rovine e dando, così, inizio al processo di liberazione dell’Italia tutta.

Rendiamo omaggio al coraggio e al sacrificio di coloro che, in un’Italia divisa in due durante il secondo conflitto mondiale, credettero nei valori della libertà, dell’uguaglianza, della fratellanza e della tolleranza: donne, uomini, giovani, anziani,

preti, militari, persone appartenenti a differenti ceti sociali, con diverse ideologie politiche e religiose, ma tutti accomunati dalla volontà di lottare personalmente, ognuno nel suo piccolo, ognuno con i propri mezzi, per ottenere il riconoscimento dell’Italia come un tutt’uno patrio, libero dal dominio nazifascista.

“Vi fu una reazione diffusa e corale. Una rivolta contro un sistema che aveva lacerato, oltre ogni limite, il senso stesso di umanitàinciso nella coscienza di ogni persona.” (Sergio Mattarella)

La Resistenza lottò contro l’oppressione fascista che voleva ridurre l’essere umano a “cosa”; l’antifascismo significò la Resistenza della “persona” che si rifiutava di essere ridotta a oggetto non pensante.

Essa volle arditamente che tutte le donne e tutti gli uomini restassero “persone” e, in un commovente spirito di condivisione e di uguaglianza, sentì che bastava offendere la dignità di persona di un singolo individuo perché, allo stesso tempo, in tutti gli altri questa stessa dignità fosse umiliata e ferita.

Ecco, allora, che il 25 Aprile segna innanzitutto la vittoria della dignità singola e collettiva: celebriamo la liberazione dall’autoritarismo e dal concetto di potere basato sull’idea di sopraffazione, di discriminazione razziale, di espansionismo aggressivo; abbracciamo valori di pace, di tolleranza, di uguaglianza di genere, di libertà di pensiero e di espressione; difendiamo i principi che sono alla base della Costituzione Italiana e soprattutto siamo qui a ricordarli e a raccontarli.

Dobbiamo ogni giorno ricordarli a noi stessi e raccontarli alle nuove generazioni, affinché li facciano propri, vivendo nella piena consapevolezza di ciò che è stato e non ripetendo i terribili errori del passato.

Ogni giorno, purtroppo, accadimenti di vario genere che toccano le nostre realtà cittadine, dimostrano come ancora oggi questa libertà sia minacciata, offesa e, a volte, perfino negata.

Non possono passare nel silenzio le parole di un autorevolissimo esponente del Governo della Repubblica Italiana che ha dichiarato: “Mi aspetto che il 25 aprile sia la festa di tutti, non solo di qualcuno. Non è solo la festa dei comunisti e mi aspetto rispetto.”

Parole che offendono ognuno di noi, ma in particolare le migliaia di persone cadute sotto il fuoco nazifascista, tutti coloro che combatterono e riscattarono il nostro Paese. Offendono i loro figli, i loro nipoti, le famiglie tutte.

Rinnegare la Resistenza, non conoscere la storia degli uomini e delle donne, dei preti, degli intellettuali di ogni estrazione, dei giovani, di tutte le persone che hanno fatto l’Italia, significa:

  • sputare sulla Costituzione Italiana che nasce dalla Resistenza e sulla quale egli stesso ha giurato;
  • uccidere una seconda volta tutte le vittime di quella guerra risorgimentale combattuta per tutti noi;
  • produrre effetti devastanti su una comunità nazionale, soprattutto di giovani e giovanissimi, che non può smarrire l’anima dello stare insieme.

La dignità di chi proferisce parole come quelle di Salvini dovrebbe indurlo alle dimissioni; non ci riconosciamo in un ministro della Repubblica Italiana, in un Vice Presidente del Consiglio che non conosce la storia del suo paese, che anzi la rinnega.

Nella missione culturale delle idee e dei principi di libertà e giustizia, oggi siamo qui a fare memoria non solo in forma celebrativa, ma con l’intimo convincimento che ogni giorno dobbiamo continuare a fare nostro il significato e lo spirito dei valori che sono stati alla base del riscatto della nazione. 

La memoria può e deve essere l’unico strumento col quale rendere omaggio al coraggio e al merito di coloro che hanno rischiato e sacrificato la propria esistenza per conquistare la libertà.

La memoria può e deve essere il mezzo che, unito al giusto impegno civile, rende ognuno di noi un buon cittadino.

La memoria delle azioni, delle parole, della grande e della piccola storia, è baluardo di giustizia e libertà, così come già sapevano coloro che per la libertà sono morti e lo dimostrano le parole di un giovanissimo soldato (Antonio Brancati – 23 anni) tratte dalle “Ultime lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana” con le quali voglio concludere:

“Carissimi genitori,

non so se mi sarà possibile potervi rivedere, per la qual cosa vi scrivo questa lettera. Sono stato condannato a morte per non essermi associato a coloro che vogliono distruggere completamente l’Italia. Vi giuro di non aver commessa nessuna colpa se non quella di aver voluto più bene di costoro all’Italia, nostra amabile e martoriata Patria.

Voi potete dire questo sempre a voce alta dinanzi a tutti.

Se muoio, muoio innocente.”

Viva La Resistenza, Viva La Costituzione Italiana, Viva L’Italia!

(Romano Carancini)

74° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Lorenzo Marconi – Pollenza

Un saluto e un ringraziamento a tutte e tutti i presenti, alle autorità, alle associazioni, ai patiti, ai sindacati.

Un saluto particolare a  Shukri Aaden Shire figlia del partigiano somalo Aaden Shire Giama e alla figlia di Shukri  Kafia Omar, Policy and advocy coordinator –  Safeworld.

Il 25 aprile è il giorno in cui, dopo 20 mesi durissimi seguiti all’8 settembre, si gettarono le basi per la fondazione della Repubblica e della Democrazia nel nostro paese cui seguirono il referendum istituzionale del 2/3 giugno 1946, l’Assemblea Costituente e finalmente nel 1948 l’entrata in vigore della Carta Costituzionale.

Un insieme di passaggi politici ed istituzionali che contribuirono a chiudere i conti con il fascismo storico e con la monarchia grazie all’apporto fondamentale delle partigiane e dei partigiani che diedero vita alla Resistenza e che con l’insurrezione armata insieme alle Forze Alleate costrinsero l’occupante tedesco alla capitolazione contribuendo alla tutela e al salvataggio di gran parte delle infrastrutture e delle industrie essenziali per lo sviluppo successivo.

Chiudere i conti con il fascismo fu estremamente difficile e costoso dal punto di vista umano e materiale, ma ancor più problematico si rivelò fare i conti con il colonialismo, il nazionalismo e le pulsioni autoritarie di quanti, agrari e parte significativa degli industriali avevano garantito sostegno politico e materiale al disegno totalitario del fascismo e del nazismo.

Un’alleanza dei fascisti con i nazisti che diventò sostegno all’occupazione del nostro paese; un sostegno di cui sono testimonianza gli oltre 5000 episodi censiti nell’Atlante delle stragi naziste e fasciste che ha documentato “la presenza di un sistema di ordini che legittimava la violenza sui civili e i massacri come prodotto di un’ideologia espansionistica di stampo razziale ….. un intreccio fra le violenze perpetrate contro la popolazione inerme e gli obiettivi che l’esercito tedesco si poneva; oltre a quelli bellici anche lo sfruttamento delle risorse umane ed economiche attraverso i rastrellamenti e la deportazione di civili inviati al lavoro coatto; la stretta collaborazione con uomini e strutture repressive e amministrative della Repubblica sociale, a volte protagonisti di una propria autonoma strategia stragista.”

Una responsabilità che il paese non potrà mai perdonare al fascismo e a quanti, ancora oggi, si richiamano ad esso sia dal punto di vista ideologico che attraverso atteggiamenti e parole d’ordine di stampo razziale e nazionalistico pretendendo pure di parlare a nome di tutti gli italiani quando invece noi italiani abbiamo idee e ideali molto diversi sia per cultura, classe sociale, esperienze ed aspirazioni.

Quello che ci unisce e ci deve unire sempre più, oggi come allora, è l’antifascismo, è la difesa della libertà e della democrazia, dell’accoglienza e della solidarietà; tutto quello che ci hanno insegnato le partigiane ed i partigiani: che la libertà la si conquista e la si mantiene con il confronto e il rafforzamento della partecipazione democrazia tanto più quando nelle istituzioni c’è chi usa le leggi per insidiarla come è avvenuto fin da quando terminata la Resistenza e la Lotta di Liberazione dal nazifascismo si tentò di mettere sotto accusa proprio i partigiani e si fece di tutto per impedire che si avviasse l’effettiva attuazione della Costituzione.

Come avviene ancora oggi con la chiusura dei porti, in violazione delle leggi internazionali, con la legge sulla sicurezza che discrimina in base alla condizione sociale e nega il diritto d’asilo così come sancito dall’articolo 10 della Costituzione oppure quando si esclude  dagli impresentabili alle elezioni i condannati per reati relativi alla discriminazione razziale, etnica e religiosa come è stato fatto nel nuovo codice di autoregolamentazione approvato dalla Commissione parlamentare antimafia. Un’aberrazione giuridica, politica e morale, che delegittima una legge dello Stato, la legge Mancino, e assolve il razzismo che sta alla base della più grande catastrofe della storia dell’umanità per responsabilità del nazifascismo. Ancora una volta tentando di far dimenticare l’ignominia dei lager, della Shoah e delle leggi razziali. Una vergogna indelebile della quale le forze politiche che hanno proposto e approvato questo testo sono responsabili. Così come sono responsabili di tanti altri atti di negata umanità. Di nuovo tutti noi antifascisti insieme a tutti coloro che svolgono funzioni pubbliche siamo chiamati ad assumerci la responsabilità di individuare i mezzi ed i modi per non assecondare e non diventare complici di leggi sbagliate e ribadire che gli atti di razzismo, la negazione dei diritti fondamentali delle persone, i crimini contro l’umanità non sono soggetti ad alcuna prescrizione e che tutti saranno chiamati a risponderne.** E’ anche per questo che il 16 aprile una delegazione del Coordinamento nazionale “Mai più fascismi” tra cui la nostra Presidente nazionale Carla Nespolo, Susanna Camusso, Don Luigi Ciotti, Annamaria Furlan e Francesca Chiavacci ha consegnato al Presidente della Repubblica, On. Prof. Sergio Mattarella, una prima parte delle 300.000 firme raccolte per l’appello con cui si chiede alle Istituzioni lo scioglimento delle organizzazioni che richiamano la loro azione al fascismo e al nazismo. **

Per tutti resta l’impegno a consolidare e sviluppare la libertà e la democrazia contrastando il razzismo e la violenza, lavorando per la pace, per il lavoro ed un suo equo compenso, per uno Stato in grado di sostenere i più deboli, per una maggiore uguaglianza “NESSUNO ESCLUSO”; lo faremo a viso aperto e con il sorriso in volto, orgogliosi della nostra storia e del nostro impegno coscienti che indietro non si torna, grati a quanti ci hanno preceduto, parlando al cuore e alla mente delle donne e degli uomini di questo nostro paese, con l’esempio, con le lotte e con la costante sollecitazione a quanti ricoprono incarichi pubblici a corrispondere sia nella forma che nella sostanza ai compiti che si sono assunti e che sono chiaramente indicati nella nostra Costituzione.

Ostinatamente continueremo a ricordare che le conquiste migliori dal punto di vista sociale, economico, istituzionale e culturale sono state ottenute quando larga parte delle cittadine e dei cittadini si sono impegnati per rendere concreti ed attuali le indicazioni e gli orientamenti della nostra Carta Costituzionale; continueremo a denunciarne gli stravolgimenti, le mancate attuazioni e le dimenticanze. Come facciamo con il documento che stiamo distribuendo.

La strada è stata tracciata il 25 aprile del 1945.

A noi tutti è richiesto un impegno coerente e costante per continuare a difenderla e a darle attuazione, così come prima di noi ha fatto chi quella Carta l’ha scritta e poi ha cominciato a tradurla in pratica.

Viva le partigiane e i partigiani, viva la Resistenza, viva il 25 aprile, viva la Costituzione.

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